lunedì 28 maggio 2012

La riduzione dei gas serra: il Protocollo di Kyoto


Dalla prima pubblicazione riconosciuta a livello internazionale,datata 1988, per opera dell’UNEP, che illustrava il profilo scientifico dell’innalzamento relativo alle temperature globali — identificandone le responsabilità nel pulviscolo introdotto in atmosfera da numerose eruzioni esplosive nell’arco temporale dei due decenni precedenti — sono stati raggiunti significativi traguardi. L’IPCC, avviato dall’UNEP, ebbe l’incarico di valutare, in maniera indipendente e obiettiva, i progressivi mutamenti della situazione climatologica mondiale. Furono chiamati a far parte di questo progetto ambientale circa 2000 luminari provenienti da oltre 160 paesi. Il loro operato portò a tre rapporti dettagliati sulle condizioni del Pianeta, attestati come il miglior riferimento scientifico in materia ambientale, comparabili su scala
internazionale.
Già a partire dal suo primo rapporto, l’IPCC identificò la CO2 come uno tra i gas responsabili dell’effetto serra, considerando l’operato dell’essere umano, come una delle cause principali di tale anomalia. I maggiori dati a disposizione e la migliore accuratezza dei modelli matematici utilizzati, assicurarono, con determinatezza, che l’attività umana è alla base dell’accelerazione del processo di riscaldamento del
Pianeta.
Da questo profilo della situazione si è riusciti a comprendere che solo mediante una drastica riduzione delle emissioni gassose in atmosfera si potrà evitare il superamento delle soglie critiche. Così nel 1992, durante la seconda Conferenza Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro, fu istituita la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che raggiunse 166 adesioni ed entrò in vigore nel 1994.
Nel 1995 fu riunita la COP1: la prima Conferenza delle Parti sul Clima che ebbe il compito di stilare un documento che accordasse le variegate esigenze di sviluppo dei singoli paesi, e che, allo stesso tempo, mirasse a combattere il fenomeno del surriscaldamento globale. Dopo circa tre anni, in cui i lavori assunsero un carattere di continuità, in data 11 dicembre 1997, fu redatta la prima stesura del Protocollo di
Kyoto, che prese il nome dalla città nipponica ospitante i lavori; la stessa che dette la luce al COP3. Nei successivi COP, gli stati firmatari misero a punto i dettagli relativi alle specificità indicate nel Protocollo.

martedì 22 maggio 2012

Think globally, act locally: la Conferenza di Rio de Janeiro


Nel 1992 ha avuto luogo il meeting di Rio de Janeiro, appreso come la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo (UNCED). Esso fu anticipato da un collegio preparatorio i cui incarichi si erano avviati nel corso dei due anni e mezzo
precedenti, partendo dalle risoluzioni contenute nel Rapporto Brundtland, con la compartecipazione di numerosissimi capi di stato (da Bush a Mitterand, da Kohl a Castro) e al cospetto di un Global Forum predisposto dalle organizzazioni non governative. La Conferenza, promossa dall’assemblea generale dell’ONU, con l’obiettivo di progettare piani e misure per trattenere e invertire gli effetti di degrado
ambientale, fu un processo necessario per ottenere la collaborazione di tutti i soggetti. Lo scopo ultimo fu quello di favorire uno sviluppo sostenibile ed
ecologicamente compatibile in tutti i paesi del mondo. Il meeting in questione si può osservare come il più grande evento congressuale della storia. Con la
partecipazione di 183 stati, esso ha raffigurato un perentorio punto di ragguaglio
nello scenario della diplomazia globale, attraverso la presenza dei governi, delle organizzazioni non governative e della popolazione civile. L’incontro ha sancito, risolutivamente, l’esigenza della compatibilità tra i postulati dello sviluppo (insiti nella maggior parte della popolazione mondiale) e gli imperativi stimati per un’adeguata protezione ambientale, secondo le linee guida contenute nel Rapporto Bruntdland, rinsaldate, in seguito, da innumerevoli documenti di carattere internazionale.
Rio de Janeiro, con i suoi atti, istituisce una sorta di “involucro” il cui contributo nel processo di sostenibilità ambientale racchiude i principi generali ai quali dovranno adeguarsi gli atteggiamenti degli stati. Le azioni, oltre ad avere una chiara gittata politica, contengono anche un’assiomatica importanza sotto il profilo del diritto internazionale. A partire da qui, infatti, i principi che regolano e determinano lo sviluppo sostenibile non sono più considerati come un mero parametro etico, economico, o politico, ma divengono, a pieno titolo, riconducibili in qualità di principio generale, articolati e tutelati dal diritto internazionale.
Il Summit di Rio, proprio a fronte delle problematiche scaturite dalla penuria di misure coercitive presenti nei precedenti dossier, ha redatto alcuni importanti documenti.

lunedì 14 maggio 2012

L'ANNUNCIO IMMOBILIARE CHE FA VENDERE CASA

Creare annunci immobiliari è apparentemente semplice, per questo motivo a volte viene prestata poca attenzione alle informazioni che vengono inserite, convinti che il momento più importante sarà quando il visitatore verrà a vedere casa, e questo è vero. Ma se il visitatore  legge un annuncio che non lo invoglia a fissare l'appuntamento per la visita avremo perso una occasione, molto probabilmente più di una.

Le agenzie immobiliari sanno da sempre qual'è l'importanza che merita un annuncio immobiliare, ma non si può affermare la stessa cosa per gli inserzionisti privati. Troppo spesso capita di leggere annunci immobiliari da privati spogli, con descrizioni striminzite e nessuna fotografia. Affittare o vendere casa privatamente significa vendere un prodotto come in un qualsiasi negozio laddove la vetrina viene rappresentata dal portale immobiliare su cui viene pubblicato l'annuncio. In questo senso c'è da farsi furbi e imparare dalle Agenzie.

Vi è mai capitato di vedere un negozio che espone in vetrina un bel vestito su di un manichino rovinato o rotto? Difficilmente vi sarà capitato e con ogni probabilità quel negozio dopo poco avrà chiuso i battenti. La casa è l'abito, il manichino corrisponde all'annuncio e la vetrina al portale immobiliare. Il vestito potrà essere anche meraviglioso ma se non viene mostrato e proposto nel modo adeguato, le persone non si accorgeranno della sua presenza o non lo noteranno in mezzo agli altri. Il concetto è certamente estendibile all'annuncio immobiliare, il quale se propone la casa in maniera scialba e scarna ci farà ottenere poche visite e comunque meno visite che otterrebbe un annuncio ricco e generoso. I tre elementi principali che compongono l'annuncio sono il titolo, le foto e la descrizione.

giovedì 10 maggio 2012

iCase.it : L'unione fa la forza!

Oggi dedichiamo questo articolo ad un partner speciale: Caasa.it. Questo motore di ricerca degli immobili in Italia ha offerto da subito la propria disponibilità ad ospitare  le offerte immobiliari degli utenti di iCase.it nei propri risultati delle ricerche.
Grazie a questa collaborazione gli utenti che pubblicano offerte immobiliari su iCase.it hanno il vantaggio di vedersele pubblicare in automatico su Caasa.it e non solo, grazie alla funzione iCase.it | Tuttiportali.
Per iCase.it le collaborazioni con gli altri operatori del settore sono un'importante strada da seguire.
Non vogliamo essere l'ennesimo competitor dei molti siti immobiliari presenti in rete ma un vero punto d'incontro e di condivisione.

La redazione di http://www.icase.it/

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Sono molti o moltissimi i portali immobiliari in Italia, e sono molti anche gli "aggregatori" immobiliari che consentono di ricercare contemporaneamente su tutti i portali.
Cosa rende speciale Caasa? E' un motore di ricerca per annunci immobiliari in vendita o in affitto che mette insieme, categorizza e aggrega gli annunci presenti su tutti i principali portali

immobiliari italiani. Oltre a dare accesso completamente gratuito ad un database impareggiabile di annunci immobiliari, Caasa ha l'ambizione di migliorare la qualità complessiva degli annunci: Caasa infatti elimina i duplicati(annunci pubblicati su diversi siti), consente di effettuare ricerche con un eccezionale grado di dettaglio geografico (fino alla singola via, oltre che zona/quartiere), permette di selezionare moltissime tipologie e opzioni identificandole anche quando non sono presenti nei siti originali.
Oltre a questo Caasa fornisce per ogni annuncio, grazie alla collaborazione con Mercato-Immobiliare.info, un raffronto immediato sui prezzi al mq (in vendita o affitto) di tutte le principali tipologie d'immobile nella città e nel quartiere in cui è ubicato l'immobile.

Caasa: probabilmente il miglior posto dove cercare un immobile.

Scritto da Caasa.it

lunedì 23 aprile 2012

HOME STAGING


L’Home Stager è un decoratore d’interni e un agente immobiliare: ha un innato gusto estetico, competenze commerciali (conoscenza dei valori immobiliari, delle caratteristiche di domanda e di offerta della proprietà, …) e una buona conoscenza delle normative edilizie ed urbanistiche.

Preparare un ambiente in vista di una vendita o di una locazione in modo tale da renderlo appetibile al maggior numero di persone per poter essere collocato nel minor tempo possibile e alle migliori condizioni è quello che un Home Stager vi aiuta a fare.

Qual è il lavoro che materialmente svolge un Home Stager?
  • Prima di tutto SPERSONALIZZA gli ambienti: i proprietari dell’immobile arredano lo spazio seguendo, giustamente, i loro gusti e le loro possibilità economiche e molto spesso non si rendono conto di quanto la loro abitazione rispecchi tutto questo.
  • Una volta liberati gli ambienti di tutti gli elementi personali e superflui bisogna PULIRE il che può anche significare ELIMINARE CREPE o MACCHIE DI UMIDITA’ per poi dipingere di nuovo le pareti.
  • Una volta eliminati gli elementi indesiderati dobbiamo ORDINARE quelli che si sono salvati poiché, ad esempio, un ambiente ordinato permette al possibile acquirente di visionare quantitativi maggiori dello spazio presente e, di conseguenza, immaginare con più facilità quello che potrà al suo interno realizzare.
  • Liberato lo spazio dagli eccessi e posizionato ogni elemento al giusto posto bisogna assicurarsi che ogni stanza rappresenti in modo cristallino la FUNZIONE a cui è destinata. In alcune occasioni gli ambienti sono in buone condizioni, ordinati e rappresentano chiaramente le funzioni a cui sono destinati ma la situazione richiede un MIGLIORAMENTO della QUALITA’ complessiva. Parlando di QUALITA’ degli ambienti parliamo di INTERIOR DESIGN materia che deve accompagnare costantemente il lavoro di Home Staging.

Come un Interior Designer un bravo Home Stager rimodella l’ambiente grazie soprattutto all’aiuto di MOBILI, COMPLEMENTI DI ARREDO e DECORAZIONI e non effettua modifiche strutturali, non effettua modifiche costose.

Scritto da Melania TerrieriDesign of SOUL Interior Designer & Home STAGER  

martedì 3 aprile 2012

I trucchi per vendere casa


In questo articolo offerto da Casaprivati.net trovate dei preziosi consigli su come riuscire a vendere casa privatamente e senza agenzie. Nel caso venga affidata la vendita ad una agenzia i consigli rimangono comunque validi.

Prima di tutto bisogna entrare nell'ordine di idee che per vendere casa bisogna riuscire a staccarsi emotivamente da quelle stanze e quegli ambienti che sono stati per tanto tempo spettatori delle nostre vicissitudini domestiche. Per quanto possa sembrare scontato non è facile sopratutto se vi abbiamo legato splendidi ricordi.

Il passo successivo è quello di trasformare la casa de-personalizzandola, slegandola dal nostro gusto, dai nostri simboli, e accompagnandola nella dimensione di un gusto comune. Ma come farlo con pochi euro? E' possibile riuscire senza stravolgere la casa, ma ad esempio cambiando alcune tende, un vaso di fiori, sostituendo un vecchio tappeto con uno nuovo e fresco, ma sopratutto imbiancando!

L'imbiancatura rappresenta una tappa fondamentale per riuscire a vendere casa perché è sinonimo di freschezza, pulizia, cura. Anche qui è fondamentale non seguire i gusti personali, ma modellarla ai colori della pavimentazione e dell'arredo. Suggeriamo di creare un fondo di base bianco su cui poi applicare alcuni punti di colore, ad esempio in camera da letto fare solo una parete colorata alle spalle del letto; Viceversa troppo colore rischia di appesantire l'intero ambiente rischiando di mandare in fumo l'unico obbiettivo di vendere casa.

Il passo successivo è quello di eliminare tutti quei piccoli disturbi che non contribuiscono a dare una buona immagine di casa come ad esempio il cigolio di una porta o infisso, il battiscopa staccato dal muro. E' buonissima norma quando si attende la visita presentare la casa al meglio, letti rifatti, niente piatti sporchi nel lavello, giardino curato.

Ma quali sono i trucchi per vendere casa? Ci sono dei piccoli accorgimenti che fanno la differenza ad esempio come quello di sostituire la lampadina del bagno cieco o di un ambiente un po buio con una lampadina più luminosa, o accendendo i climatizzatori d'estate per presentare una piacevole temperatura fresca, oppure rimanendo a parlare con l'acquirente nella stanza più bella di casa.

Un altro aspetto importante è quello di individuare il giusto prezzo di vendita. La prima cosa che viene valutata dagli acquirenti negli annunci immobiliari da privati o da agenzie è il prezzo. Ci sono vari metodi per capire quanto vale casa, come quello di chiamare più di una agenzia a fare una valutazione gratuita, consultare il sito dell'agenzia del territorio, o fare una ricerca di immobili in vendita simili individuando il valore medio €/Mq da applicare alla propria casa.

Ultimo step: Pubblicità e promozione. Più persone possibili devono sapere che vuoi vendere casa, è quindi molto importante inserire l'annuncio su più siti per ottenere grande visibilità. Nell'era digitale non dimentichiamo però di quanto sia importante appendere anche un cartello fuori casa e alimentare il passaparola dal panettiere dal dottore o dal cartolaio! Hanno sempre aiutato molto a vendere casa!
Fonte: Casaprivati.net 

lunedì 2 aprile 2012

Dalla scienza alla politica: la Conferenza di Toronto


Datata 1988, la Conferenza di Toronto, segna il passo verso lo spostamento della gamma degli impegni riconducibili al “Sistema Natura”, dal perimetro della scienza a quello della politica.
La Conferenza ha aperto i battenti con una risoluzione ONU che riconosce il cambiamento climatico come “una preoccupazione comune dell’umanità”. L’incontro sarà ricordato, in modo specifico, per gli impegni politici assunti e in particolar modo per le nette dichiarazioni finali.
Le assunzioni di responsabilità più significative hanno riguardato i cambiamenti climatici: si parla di una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica rispetto agli indici stilati nel 1988 e di un nuovo obiettivo di miglioramento dell’efficienza energetica, nella misura del 10%. La Conferenza di Toronto è di grande rilievo per aver dato avvio alla costituzione, nell’ambito delle Nazioni
Unite, dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC); un organismo che mette a contatto i migliori scienziati del clima a livello mondiale e i governi dei tecnici di tutto il mondo, con il preciso intento di analizzare lo stato dei cambiamenti climatici. Il primo rapporto IPCC, redatto nel 1990, non avvistò il nesso causale fra le relazioni climatiche e l’intervento dell’uomo.
Tale concezione, omessa nel primo rapporto, emerse nel secondo, del 1995, dove gli scienziati si pronunciarono, per la prima volta, consapevoli dell’esistenza di una correlazione intangibile tra le attività umane e i cambiamenti climatici. Toronto ha spostato il dibattito ambientale verso l’aspetto prettamente politico. La direzione metodologica intrapresa pose le basi per il susseguente impegno intergovernativo: la Conferenza di Rio de Janeiro.

Mauro Catani
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Il comitato in questione non svolge nello specifico attività di ricerca, monitoraggio e raccolta dati: esso fonde principalmente le sue valutazioni mediante la letteratura scientifica pubblicata in seguito ai peer review
(revisione paritaria).

 Cfr. GIARDI D., TRAPANESE V., Uomo, ambiente e sviluppo, Geva, Roma 2006.

martedì 27 marzo 2012

La sagoma dello sviluppo sostenibile: il Rapporto Brundtland


In seguito alla Conferenza di Ginevra viene tradotta in pratica, per la prima
volta, un’iniziativa ambientale ragguardevole in seno all’ONU, che costituisce
la risoluzione 38/16: la Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo,
presieduta dal primo ministro norvegese G. H. Brundtland. Il mandato redatto
dalla Commissione da parte delle Nazioni Unite era quello di “creare un’agenda
mondiale per il cambiamento (1). Lo studio prende quota sottolineando come
il mondo si trovi davanti ad una sfida globale cui può rispondere solo ed esclusivamente tramite l’assunzione di un nuovo modello di sviluppo, definito sostenibile. Se, da un lato, lo sviluppo sostenibile impone di soddisfare i bisogni fondamentali di tutti e di estendere a tutti la possibilità di fruire di maggiori aspirazioni per una vita migliore, dall’altro, persiste una condizione ottimistica
di fiducia (considerata da alcuni critici anche eccessiva) nella tecnologia che dovrebbe svolgere un ruolo traghettatore verso una nuova e diversa era di “crescita economica”. Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è considerato piuttosto un processo di cambiamento congiunto con lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti e l’orientamento dello sviluppo tecnologico; al fine di rendere i cambiamenti istituzionali coerenti con
i bisogni futuri, oltre che in conformità con gli attuali.

lunedì 19 marzo 2012

Il lancio del programma WCP: la Conferenza di Ginevra


Tenutasi a Ginevra nel 1979, fu la prima Conferenza sul clima nella quale UNEP segnalò l’esistenza di alterazioni climatiche, da cui la diretta conseguenza dell’innalzamento delle temperature e dello scioglimento dei ghiacciai. L’organizzazione delle Nazioni Unite invitò gli stati ad intervenire per ridurre le alterazioni climatiche indotte dall’essere umano. I governi si limitarono a ribadire l’esigenza di affrontare la questione a livello internazionale, dimostrandosi scettici sull’effettivo ruolo dell’uomo sulle trasformazioni dell’ecosistema. Il Congresso, patrocinato dall’organizzazione mondiale della meteorologia (WMO) si può definire, essenzialmente, un incontro di carattere scientifico. Ad esso parteciparono una vasta gamma di scienziati provenienti da molteplici discipline che, integrate, misero a fuoco il ruolo dei cambiamenti climatici e i loro effetti sull’attività umana. Le attività prese ad esame furono: l’agricoltura, la pesca, la silvicoltura, l’idrologia e la progettazione urbana. Le dichiarazioni finali hanno identificato la causa principale del riscaldamento globale nelle accresciute concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica (derivanti dall’uso dei combustibili fossili), nel significativo disboscamento
e nelle alterazioni dei metodi di utilizzazione terriera. Il fine della Conferenza è strettamente legato al lancio del programma specifico sul clima WCP (World Climate Programme) nel quale si pone l’attenzione sulla ricerca scientifica inerente alle cause e agli effetti dei cambiamenti climatici. Il WCP è stato creato sotto la responsabilità comune di WMO, del programma UNEP delle Nazioni Unite e del Consiglio Internazionale dei Sindacati Scientifici (ICSU). Dalla Conferenza scaturì anche un protocollo sull’inquinamento atmosferico transnazionale, che vide fra i firmatari i paesi europei e gli Stati Uniti. Questo processo non riuscì, tuttavia, a stimolare l’adozione di strumenti di natura globale da parte dei partecipanti; furono però mossi i primi passi verso forme di accordo parziale, limitati esclusivamente al numero dei paesi firmatari l’accordo.


lunedì 12 marzo 2012

La nascita di UNEP: la Conferenza di Stoccolma


La Conferenza di Stoccolma, del 1972, si può vagliare come una tappa fondamentale della riflessione mondiale sullo sviluppo e sull’ambiente. Essa è la prima attendibile attestazione dei principi di libertà, uguaglianza e diritti di tutti gli abitanti del Pianeta, di avere adeguate condizioni di vita, improntate su sistemi ambientali sostenibili. Negli anni Settanta affiora la cognizione che le risorse della
Terra devono essere sorvegliate attraverso pianificazioni strategiche; nel trattare le tematiche del “Sistema Natura” si comincia ad accostarvi un partner col quale gli habitat naturali devono, per forza, fare i conti: ovvero l’economia (1). Si abbraccia,
forse per la prima volta, la fondata consapevolezza che i problemi globali abbisognano di risposte congiunte da parte degli stati. La Conferenza, infatti,
raggruppa i rappresentanti di 113 nazioni e oltre 400 fra organizzazioni governative e non governative, che danno vita a quella che è soprannominata “ecodiplomazia”.
Oltre ad aver coinvolto un così elevato numero di attori e ad aver avviato un dialogo
congiunto fra le parti (in primis nord e sud del mondo) che ancora oggi continua, la
Conferenza ha sancito un consistente principio: quello della responsabilità interna-
zionale e della necessità di un approccio coordinato ai problemi di estrazione
globale. Tale percorso portò alla creazione dell’UNEP (United Nations Environment
Programme), il programma delle Nazioni Unite sui problemi ambientali, nel cui
ambito sarà successivamente avviata un’attività di monitoraggio, che andrà ad
interessare il problema delle trasformazioni climatiche. Questo percorso risulterà
essenziale per il coordinamento del reale scopo dell’UNEP; ossia quello di
sostenere e armonizzare gli stati membri negli interventi ritenuti necessari verso
uno sviluppo sostenibile. L’ecosviluppo, che fino a quel punto poteva considerarsi
poco più di una mera e confusa visione utopistica dell’incombenza ambientale,
inizia a farsi largo nel quadro internazionale: già nel rapporto preliminare della
Conferenza, dal titolo Una sola Terra (2), si dà rilievo alla necessità di “ecologizzare” i
processi di sviluppo. Nascono in questi anni ministeri dell’ambiente in vari paesi del
mondo e sono siglate convenzioni e trattati (in Europa nel 1973 nasce una politica
ambientale proprio grazie ai Piani di Azione Ambientale). Con Stoccolma si avvia
un periodo determinante per quanto riguarda la sensibilizzazione mondiale sulle
problematiche ambientali (3), e, più di ogni altra cosa, viene caldeggiato, ad ampio
respiro, il campo di ricerche a carattere interdisciplinare: il seme di quella disciplina
che sboccerà poi, negli anni Novanta, e sarà precisata col nome di “scienza dello
sviluppo”. Dalla conferenza, però, non scaturirono azioni e decisioni vincolanti per
popoli e governi, non potendo evitare, nei due decenni successivi, un esponenziale
peggioramento delle condizioni ambientali.

Mauro Catani

1. Cfr. ROTA G. L., RUSCONI G., Ambiente, UTET, Torino 2007.


2. Cfr.WARD B., DUBOS R., Only One Earth, 1972 (Ed. It. Una sola Terra, Mondadori, Milano 1972)


3. LAFRATTA P., Strumenti innovativi per lo sviluppo sostenibile. Vision 2000, Iso 14000, Emas, Sa 8000,
Ohsas, Lca: l’integrazione vincente, FrancoAngeli, Milano 2004