lunedì 13 dicembre 2010

L'UE fa il punto sulla situazione ambientale europea

A quanto ammonta la quota di acqua dolce estratta ogni anno?  Le tasse ambientali che percentuale del PIL rappresentano? In quale Stato membro si generano più rifiuti? Quanto fertilizzante si utilizza in agricoltura? Negli ultimi 20 anni è cambiata la situazione e il numero degli uccelli selvatici?
Per avere una risposta a questi e molti altri quesiti riguardanti la situazione ambientale dell'UE, è ora possibile consultare la pubblicazione "Statistiche e conti ambientali in Europa". Stilata da Eurostat, il braccio statistico dell'Unione europea, la relazione si propone di dare una panoramica completa dei fenomeni che stanno interessando il nostro habitat in questi ultimi anni, concentrandosi, in particolare, sui diversi effetti che le famiglie europee hanno sull'ambiente.
Questo ultimo report di Eurostat è, inoltre, complementare alla valutazione quinquennale "Ambiente europeo - Stato e prospettive 2010", sempre pubblicata dall'Agenzia europea dell'ambiente il 30 novembre 2010. Numerose le voci analizzate nel report ambientale Eurostat, ponendosi come utile strumento di supporto per prendere decisioni di politica ambientale.
Distribuzione variabile delle risorse di acqua dolce
Parlando di risorse d'acqua dolce, il documento intende sia le scorte idriche del sottosuolo, (acque sotterranee) che quelle, invece, disponibili in fiumi, laghi, serbatoi, etc (acque di superficie). In conseguenza delle differenziazioni climatiche e di densità di popolazione, il totale di tali risorse è distribuito in maniera non uniforme tra gli Stati membri, passando dai 100 m3 pro capite a Malta, ai 400 m3 di Cipro. Le punte più alte di concentrazione di acqua dolce si registrano in Scandinavia, particolarmente in Svezia e Finlandia, con -rispettivamente- risorse pro capite di 19 800 m3 e 20 700 m3. Buoni anche i livelli di Repubblica Ceca, Polonia e Slovenia. Altro indice è quello specifico di sfruttamento delle acque, rappresentativo del volume totale di acqua estratta in un dato anno come quota del totale di risorse di acqua dolce. Questo indicatore dipende dalle risorse di acqua dolce naturalmente disponibili, nonché il livello di utilizzo di acqua da parte di famiglie, comparto industriale, fornitori di energia e settore agricolo. Dalle statistiche risulta un indice variabile, tra i Paesi membri. Basse le percentuali in Lettonia, Slovacchia e Svezia (1%) e Irlanda (2%), mentre tra i valori più alti figurano Cipro (64%), Belgio (32%), Spagna (30 %) e Malta (21%).
Imposte ambientali nei paesi UE
Stando alle analisi dell'EU27 2008 le tasse ambientali rappresentavano il 2,4% del PIL europeo. Tra gli Stati membri con le più alte quote di imposte ambientali in termini di PIL figuravano Danimarca (5,7%), Paesi Bassi (3,9%), Bulgaria e Malta (entrambe 3,5%),mentre tra i valori più bassi risultavano Spagna (1,6%), Lituania (1,7%), Romania (1,8%) e Lettonia (1,9%).
Nel 2008 le tasse sull'energia rappresentavano il 72% del totale delle imposte ambientali, con percentuali particolarmente alte in Lituania, Lussemburgo e Repubblica Ceca. Le imposte sul trasporto contavano per il 23% ed, infine, le imposte sull'inquinamento e risorse esprimevano il 5 5%.
In diminuzione i volatili comuni
Gli uccelli rappresentano un ottimo indicatore della salute ambientale, in quanto sono generalmente ben studiati, abitano in molti, differenti habitat e rispondono ai cambiamenti nelle loro fonti di cibo e ambiente fisico. Al fine di misurare l'evoluzione del numero delle diverse specie di uccelli, l'analisi ha provveduto a distinguere in tre generi i volatili europei. Il primo racchiude "tutti gli uccelli comuni" , con 137 specie, mentre le altre due sotto categorie comprendono "uccelli di bosco" , con 30 specie, come picchi, ghiandaie, uccelli canori) e "uccelli agricoli" , con un totale di 36 specie, ad esempio allodole, pernici, pavoncelle.
Rispetto al 1990, l'indice del numero delle specie comuni di uccelli è diminuito, nel 2008, di circa il 10%. Nello specifico, per gli uccelli comuni dei terreni agricoli e le specie comuni che abitano i boschi la diminuzione risulta ancora più sensibile, attestandosi tra il 15 e il 20%.