mercoledì 25 gennaio 2012

COMPATIBILITA'

Il sostantivo “compatibilità” deriva dal verbo latino cumpatio – ire, costituito, a sua volta, dal suffisso (congiunzione) “cum” che, letteralmente, vuol dire “insieme”, “con” e dal verbo “patio-ire” , che letteralmente, vuol dire “soffrire”, “patire”, “partecipare emotivamente”.
Il termine “compatibilità”, quindi, nel suo significato letterale, deve essere interpretato come “l’attitudine di un generico sistema a partecipare emotivamente…”
“Partecipare emotivamente a qualcosa” vuol dire esserne coinvolto tanto da non risultarne “estraneo” e ciò che non è estraneo – è facile intuire – è integrabile nel sistema stesso così da divenirne – col tempo – parte integrante.
Sulla base di questo assunto, possiamo analizzare il termine nella cui forma il sostantivo “compatibilità” compare, oggi, con frequenza esponenzialmente maggiore, cioè quello di “bio-compatibilità”.
Si tratta di un sostantivo composto dal prefisso “bio” e dal sostantivo “compatibilità”, appunto.
Il prefisso “bio” deriva dal sostantivo greco “bios-ou” che, letteralmente, significa “vita”.
Tale prefisso esemplifica il senso ultimo del termine a cui è associato – compatibilità - definendo in modo puntuale quel “qualcosa” a cui il generico sistema si trova a partecipare emotivamente, da non risultarne estraneo: la vita.
Quindi, “bio-compatibilità” è l’attitudine o caratteristica di un sistema tale per cui - esso – non è estraneo alla vita nelle sue peculiari - statiche – costanti presenti e nelle sue proprie dinamiche variabili nel tempo”.
Ciò che è “bio-compatibile” non arreca negativi effetti sui sistemi viventi, nel tempo presente ed in quello futuro.
Se pensiamo ad una abitazione, che sia caratterizzata da materiali strutturali e di finitura “biocompatibili”, pensiamo ad un edificio che non crea alterazioni significativamente negative al normale stato di salute dei suoi fruitori (abitanti), nel breve, medio e nel lungo periodo; un edificio che non è causa della cosiddetta “Sindrome dell’edificio malato”, definizione che abbraccia tutta una serie di patologie, di diversa natura, eziologia e tipologia di effetti, legate alla permanenza all’interno di ambienti confinati. Tra i materiali “edilizi” sui quali sarebbe opportuno che la nostra attenzione fosse concentrata, in fase di ristrutturazione o di nuova costruzione di una abitazione sono le tinte, che contengono una quantità inimmaginabile di sostanze che possono essere definite “non bio – compatibili”, tossiche.

Ludovica Ambrogetti