mercoledì 25 gennaio 2012

RISORSA VS RISERVA

Il termine “risorsa” etimologicamente deriva dal verbo latino “resurgo – ere” che, letteralmente, significa “risorgere”, “rinascere” e, per estensione, “rigenerarsi”, riformarsi”…
Sulla base di questa premessa, il sostantivo “risorsa” comprende tutte quelle generiche “sostanze” che sono in grado di mantenersi inalterate sia qualitativamente sia - e soprattutto - qualitativamente nel perdurare del tempo.
Si può considerare risorsa una fonte di energia rinnovabile come ad esempio il sole, il vento, la geotermia, il moto ondoso etc etc; fonti che, appunto, sono in grado di rinnovarsi - cioè rigenerarsi e riformarsi - nel tempo o meglio entro intervalli di tempo tali per cui non si esauriscono, risultando sempre accessibili all’uomo.
Il concetto di “risorsa” differisce enormemente dal concetto di “riserva” con cui, invece, spesso, viene confuso.
Quest’ultima, infatti, rappresenta il finale stadio di “esistenza” quantitativa della risorsa; quello stadio, cioè, in cui – essa – non è più in grado di rigenerare e riformare se stessa in tempi tali da poter continuare a garantire all’uomo il suo “sfruttamento” incondizionato.
Una risorsa, allorquando non sarà più accessibile all’uomo, perché presente in quantità limitate e con caratteristiche tali per cui il suo utilizzo richiede uno sforzo energetico non sostenibile per l’attività umana che ne conseguirebbe a seguito del suo sfruttamento, diviene – quindi – una riserva.
Pensiamo ad una automobile. Il carburante è la sua fonte di energia che – periodicamente – rinnoviamo. Quando, però, questo non accade, continuando a consumare carburante, inevitabilmente, l’automobile andrà in riserva, utilizzando quella quantità di energia oltre la quale abbiamo due alternative possibili:
1. Fermarci alla prima stazione di servizio e fare carburante (rigenerare la risorsa)
2. Interrompere il nostro viaggio (esaurimento della riserva)
Altro esempio può essere fornito dal petrolio. E’ una risorsa di energia il cui tempo di “rinnovamento” ha una dimensione geologica. Al momento stiamo “sfruttando” quella quantità di petrolio che si è formata nel corso di tempi molto lontani e che risulta la più facilmente estraibile. Tra breve, però, questo tipo di petrolio sarà terminato e saremmo costretti ad andare a ricercarlo laddove – esso – è molto meno accessibile (riserve), come nei fondali oceanici, fino ad arrivare al punto in cui anche questo non ci sarà più conveniente oltre che possibile (esaurimento).

Ludovica Ambrogetti