lunedì 5 marzo 2012

I limiti della crescita: il Club di Roma



Il Club di Roma venne costituito nell’Aprile del 1968, per impulso propositivo di Aurelio Peccei (economista di rinomata fama e dirigente industriale) e dello scienziato scozzese Alexander King che misero insieme, a Roma, presso
l’Accademia dei Lincei, circa cento studiosi di tutto il mondo, con l’obiettivo far
nascere un meeting intellettuale orientato ad esortare il dibattito sulle multiformi
dinamiche e interrelazioni reperibili tra i sistemi naturali e i sistemi sociali,
tecnologici ed economici, creati dalla nostra specie al cospetto degli sfondi di
trasformazione futuri. Il Club di Roma si può considerare come l’evento fautore del
dibattito sui limiti della crescita e della sostenibilità. Nel 1972 (proprio alla vigilia
della prima grande Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente) il Club di Roma
pubblica un rendiconto commissionato dal Massachusetts Institute of Tecnology
(MIT) dal titolo The Limits of the Growth. Il rapporto riportava le analisi, le rifrazioni
e gli esiti di una ricerca che aveva come scopo quello di comprendere le influenze
reciproche dei fattori dai quali dipende il destino delle società umane nel loro
insieme. Gli elementi presi in esame nella seguente ricerca furono: l’aumento della
popolazione, la risorse di cibo, le riserve e i consumi delle materie prime, lo
sviluppo industriale e l’inquinamento. Il rapporto giunse alla risoluzione che se
l’attuale linea di crescita fosse continuata inalterata nei cinque settori fondamentali
(ovvero inquinamento, popolazione, industrializzazione, produzione di alimenti,
consumo delle risorse naturali), l’umanità si sarebbe trovata a raggiungere i limiti
naturali della crescita entro i prossimi cento anni, e il responso più probabile
sarebbe quello di un irrefrenabile peggioramento del livello di popolazione e del
sistema industriale. Due anni dopo, lo stesso Club di Roma, precisò il proprio
messaggio attraverso una seconda relazione scientifica, curata da Mihajlo
Mesarovic ed Eduard Pestel, studiosi di analisi dei sistemi. Il documento in
questione ebbe il compito di analizzare la difformità lampante fra le regioni socio-
economiche che componevano il mondo e le peculiarità di ciascuna (prerogative
ambientali e culturali presenti nei diversi livelli di sviluppo, relative alla distribuzione
— non uniforme — delle risorse naturali). Questo secondo Rapporto, datato 1974,
oltre ad aver sviscerato le nozioni relative alla crescita dello sviluppo, ha posto una

chiara linea di demarcazione tra la crescita indifferenziata e la crescita organica1,
rinforzando l’idea che in un sistema interconnesso come quello nel quale stiamo
vivendo, la crescita indistinta di un fattore qualsiasi mette in pericolo tutto l’insieme
che costituisce.
Con questo appello significativo Mesarovic e Pestel2 chiudono il loro rapporto:

Noi non siamo il mondo sviluppato; siamo oggi il mondo sovrasviluppato. La crescita economica in un
mondo in cui alcune regioni sono sottosviluppate è fondamentalmente contraria alla crescita sociale,
morale, organizzativa e scientifica dell’umanità. In questo momento della storia ci troviamo di fronte a
una decisione terribilmente difficile. Per la prima volta da quando l’uomo è sulla Terra, gli viene chiesto
di astenersi dal fare qualcosa che sarebbe nelle sue possibilità; gli si chiede di frenare il suo progresso
economico e tecnologico, o almeno di dargli un orientamento diverso da prima; gli si chiede — da parte di
tutte le generazioni future della Terra — di dividere la sua buona fortuna con i meno fortunati, non con uno
spirito di carità, ma in uno spirito di necessità. Gli si chiede di preoccuparsi, oggi, della crescita organica
del sistema mondiale totale. Può egli, in coscienza, rispondere di no?

Mauro Catani

1.La comprensione della differenza tra i due tipi di crescita è riconducibile ai processi biologici, più
precisamente alla crescita cellulare. Mentre nella crescita indifferenziata le cellule si moltiplicano con
modalità geometriche, col risultato di un aumento che risulta esponenziale, nella crescita organica
assistiamo ad un processo nel quale le cellule, oltre che moltiplicarsi, si differenziano sia per la struttura
che per la loro funzionalità. Successivamente al differenziamento, il numero di cellule può ulteriormente
crescere oppure diminuire, rispetto alle esigenze dell’organismo che vanno a costituire. L’assetto di equilibrio
raggiunto nella chimica organica, all’opposto di quello inerente la crescita indifferenziata, è dinamico,
subendo le cellule — in un organismo vivente — un continuo processo di rinnovamento.

2.MESAROVIC M., PESTEL E., Mankind at the Turning Point, Dutton 1972. (Ed. It. Strategie per
sopravvivere, Mondadori, Milano 2000, p. 122).