lunedì 2 aprile 2012

Dalla scienza alla politica: la Conferenza di Toronto


Datata 1988, la Conferenza di Toronto, segna il passo verso lo spostamento della gamma degli impegni riconducibili al “Sistema Natura”, dal perimetro della scienza a quello della politica.
La Conferenza ha aperto i battenti con una risoluzione ONU che riconosce il cambiamento climatico come “una preoccupazione comune dell’umanità”. L’incontro sarà ricordato, in modo specifico, per gli impegni politici assunti e in particolar modo per le nette dichiarazioni finali.
Le assunzioni di responsabilità più significative hanno riguardato i cambiamenti climatici: si parla di una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica rispetto agli indici stilati nel 1988 e di un nuovo obiettivo di miglioramento dell’efficienza energetica, nella misura del 10%. La Conferenza di Toronto è di grande rilievo per aver dato avvio alla costituzione, nell’ambito delle Nazioni
Unite, dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC); un organismo che mette a contatto i migliori scienziati del clima a livello mondiale e i governi dei tecnici di tutto il mondo, con il preciso intento di analizzare lo stato dei cambiamenti climatici. Il primo rapporto IPCC, redatto nel 1990, non avvistò il nesso causale fra le relazioni climatiche e l’intervento dell’uomo.
Tale concezione, omessa nel primo rapporto, emerse nel secondo, del 1995, dove gli scienziati si pronunciarono, per la prima volta, consapevoli dell’esistenza di una correlazione intangibile tra le attività umane e i cambiamenti climatici. Toronto ha spostato il dibattito ambientale verso l’aspetto prettamente politico. La direzione metodologica intrapresa pose le basi per il susseguente impegno intergovernativo: la Conferenza di Rio de Janeiro.

Mauro Catani
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Il comitato in questione non svolge nello specifico attività di ricerca, monitoraggio e raccolta dati: esso fonde principalmente le sue valutazioni mediante la letteratura scientifica pubblicata in seguito ai peer review
(revisione paritaria).

 Cfr. GIARDI D., TRAPANESE V., Uomo, ambiente e sviluppo, Geva, Roma 2006.